venerdì 2 febbraio 2007

Quadro 1


Questa mattina attraversavo la stradina dell'Argentia e mai, a memoria mia, c'era stata così tanta nebbia da non vedere la casetta a una distanza di 10 metri. Ero lì che cercavo di sbirciare, ma nulla.
Mi sono sentita smarrita per un attimo. Che la nebbia avesse cancellato la scuola? Che la nebbia avesse davvero ingoiato tutti?
Camminavo cercando di riconoscere un profilo, un dettaglio, un che, che potesse in qualche modo dirmi che non avevo sbagliato strada e che soprattutto, non fossi scesa a Gessate, per sbaglio.
Finalmente trovo l'entrata e rendendomi conto che, la campana non era ancora suonata, mi sono messa a girare in cerca degli antichi luoghi, per vedere se, nonostante la tettoia della villetta, nonostante le macchinette nuove e i nuovi junk food, nonostante la bacheca dell'atrio, ci potesse ancora qualcosa, qualche traccia dei miei diciassette anni.
Di quando andavamo al piano dei geometri con Gian per prendere la coca, di quando ci rifugiavamo ai caloriferi per scrutare l'orizzonte, di quando ascoltavamo i Greenday e i Queen spalmati sulla cattedra.
Dei miei diciassette anni ho trovato solo un frammento, nascosto nel corridoio che dalla palestra deve condurre all'atrio...lì c'ero io che aspettavo Gianluca che uscisse dagli spogiatoi.
Ai miei 23 anni mi trovo di nuovo nello stesso corridoio ad aspettare Gianluca,ma sa vi aspettate una situazione speculare, rimarrete delusi...
Gianluca è un altro Giancluca, e non si tratta più di andare a vedere come cercare di rinviare l'interrogazione di tedesco...
Eppure a situazioni diverse, a luoghi cambiati ma, intimamente sempre miei, a persone nuove e circostanze in evoluzione, una cosa mi rimane sempre: l'entusiasmo.
L'entusiasmo che mi è stato dato in dono da diversi personaggi meritevoli di elogio e stima. Cerco di ripararlo questo fuoco d'entusiasmo, soprattutto da queste giornate nebbiosa di apparente cancellatura di ragioni e punti di riferimento.
Poi, ad avere abbastanza tenacia e capacità di sopportazione, so che oltre la nebbia, qualcuno si trova.
E infatti vedo la Saraceno, la quale mi racconta di mirabolanti avventure marittime con squali, caschi contro i calcinacci di qualche caverna e,che altro? Beh sì, che il windsurf dev'essere affrontato per quello che è...una vela che anche se ti casca in testa e ti butta in acqua, non è poi la fine di tutto.
Mi rendo conto che senza lei, senza questi moti ribelli, molte cose non sarebbero state vissute e neppure mai pensate.

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